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Pensare Lean/Lean thinking

April 16, 2011

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La Lean production è una pratica di produzione imprenditoriale che adotta la prospettiva del consumatore di un prodotto, piuttosto che quella del produttore. La Lean, quindi, si concentra sulle necessità del destinatario del processo di produzione.

Stefano Schiavo di Sharazad presenta un metodo della Lean, volto alla soluzione di problemi nell’organizzazione del lavoro collettivo: l’augmented action learning.

Perché action learning?  “Perché secondo la Lean, non esiste l’azione senza l’apprendimento, né è possibile l’apprendimento senza l’azione”, dice Stefano.

Questo metodo prevede il coinvolgimento decisionale e creativo dell’intero organico che compone un’impresa; in questo senso, un suo fattore fondamentale consiste nella responsabilizzazione di tutte le persone coinvolte in un processo di creazione collettiva.

Come nasce questo processo?

Dalla presentazione di un problema e dall’intento di definirlo, attraverso una serie di domande che nascono all’interno del gruppo. Le domande riflettono un atteggiamento d’apertura, di dialogo e disposto alla divergenza, che è necessario per un’azione condivisa. Le affermazioni, in questo senso, sono abolite, perché limitanti e autoreferenziali.

I partecipanti al workshop “Augmented Action learning” si cimentano proprio con questa prima fase del processo di soluzione collettiva di un problema: 2 gruppi, in ognuno dei quali un problem presenter (che presenta il problema); un coach (che coordina gli interventi dei componenti del gruppo);  un external observator (che osserva le dinamiche relazionali fra i partecipanti).

Due ore non bastano alla sperimentazione: domande su domande, da cui nascono idee su idee.

Stefano Schiavo of Sharazad presents the augmented action learning method, aiming at finding solutions for possible problems that can emerge in the collective work of a company.

The method considers the involvement of the entire staff of a company in the process of creation and and decision – making. 

Why action learning? Because, as Stefano explains, there’s no action without learning, and there’s no learning without action.

Where does this process start from?

From the presentation of a problem and the consequent attempt of defining it, through series of questions that emerges inside the group. Questions are synonymous of openness, dialogue and capacity for divergence: these are all factors that are necessary for sharing actions. Statements, in this way, are abolished, because they are limiting and autoreferential.

The “Augmented Action learning” workshop offers a taste of what this first step of the process consists of.

2 groups; in each of them a problem presenter (the one who presents a problem); a coach (that coordinates the interventions); an external observator (that observes the relational dynamics among the participants.

Two hours are not enough for this testing: from one question, many questions derive;  from one idea, many ideas grow. 

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