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8.common good

1st April 2011 / 1 Aprile 2011

19.00 – 20.00: Presentazione della Banca del Tempo , a cura dell’Associazione Nazionale Banche del Tempo.


LA BANCA DEL TEMPO: UNA NUOVA ECONOMIA DI RELAZIONI / THE BANK OF TIME: A NEW ECONOMY BASED ON RELATIONS
Al’interno dell’apertura della mostra Trasformazione. Chimica del cambiamento, è stato presentato uno dei progetti laboratoriali proposti ai visitatori: la Banca del tempo.
“Dobbiamo abituarci alla cultura della reciprocitá. Non è facile all’inizio, perché la reciprocitá implica un’estrema fiducia verso l’altro”, dice Maria Luisa Pietrucci, presidente dell’associazione nazionale della Banca del Tempo.
Il miglior modo per sviluppare fiducia è mettersi in gioco in prima persona: la banca del tempo é un gioco, dove i partecipanti non hanno ruoli definiti, perché sottoposti a un continuo cambiamento.
Questo cambiamento nasce dalla natura stessa dello scambio e delle relazioni interpersonale. Attraverso le relazioni scopriamo chi siamo e, senza neanche rendercene conto, qualcosa in noi cambia. Cambiamo perché impariamo cose nuove e allo stesso tempo attiviamo anche le nostre capacitá, per donarle agli altri: come dice Maria Luisa, “Siamo in formazione continua”.
Come la Banca del Tempo, La Ginestra è uno spazio di formazione continua.  Uno spazio non solo fisico, ma soprattutto mentale. Un pensiero,un atteggiamento, una proposta e uno strumento di cambio per e con la città.
Siamo noi che possiamo cambiare la città, spiega Federica Thiene di artway of thinking. La Banca del Tempo, ricorda Federica, è arrivata alla Ginestra perché esplicitamente richiesta dai cittadini di Montevarchi che sono stati coinvolti nel progetto “Identitá al centro”.
Questo desiderio è stato soddisfatto grazie all’iniziativa personale di artway of thinking e Love Difference, che hanno contattato direttamente l’associazione nazionale Banca del Tempo. “Questo – dice Federica –  per ricordare che grazie alla nostra iniziativa personale, possiamo attivarci per rispondere alle nostre necessità e trasformare quello che ci circonda. Siamo noi che possiamo cambiare la cittá”.
La Banca del Tempo è uno strumento con il quale i cittadini possono dialogare e trovare una soluzione comune a bisogni individuali e collettivi. In questo senso, la struttura della Banca del Tempo puó diventare una formula efficace di generazione di servizi per la comunitá. Per questo motivo questo progetto, prosegue Maria Luisa, deve diventare un osservatorio privilegiato per gli amministratori dei comuni delle cittá.

Thanks to Artway of thinking and Love Difference, the Bank of Time arrives at Montevarchi in order to respond to the specific necessity of some of its citizens, emerged during the “Identitá al centro” Project. The Bank of Time represents a tool for those who want to collaborate together to find a solution for individual and collective needs. In this sense, the structure of the Bank of Time can be an efficient formula for providing services to the community. These are some of the premises that grew from the presentation of the project at the Ginestra.


2nd April 2011 / 2 Aprile 2011

10.00 – 13.00: Laboratorio a cura dell’Associazione Nazionale Banche del Tempo

IL TEMPO CHE VIVIAMO, IL TEMPO CHE CONDIVIDIAMO/THE TIME WE LIVE, THE TIME WE SHARE
Oggi è nato il gruppo della Banca del Tempo di Montevarchi. Questa mattina le persone interessate hanno aderito al laboratorio motivazionale del progetto, tenuto da Maria Luisa Pietrucci presiedente dell’Associazione Nazionale Banche del Tempo.
Un laboratorio motivazionale tra persone interessate alla realizzazione di un Banca del Tempo a Montevarchi. La finalità del laboratorio è stato quello di fare emergere l’immagine che i partecipanti hanno della Banca del Tempo, confrontarsi sulle motivazioni, le aspettative e il modo con cui ciascuno vorrebbe partecipare al progetto; nonché valutare i punti di forza, le opportunità e le criticità.
Una rete di persone, nata da un filo rosso che si srotola, mano a mano che ognuna si presenta e si racconta al gruppo. “Attraverso la relazione scopro chi sono”; “L’empatia è un valore fondamentale nella mia vita”; “Credo molto in una razionalità collettiva”.
Il tempo, poco a poco, da fattore soggettivo, diventa relazionale.
La necessità di dare e ricevere tempo esprime, in realtá, il bisogno di conoscere e stare con gli altri. Il tempo diventa, cosí, “contenitore” di relazioni tra le persone.
Per costituire un gruppo della Banca del Tempo, spiega Maria Luisa, è fondamentale sviluppare un’attenzione all’ascolto e avere una grande predisposizione all’empatia. Un gruppo, per funzionare, deve essere coeso, sia negli obiettivi che si pone, sia nei rapporti che s’instaurano fra i suoi membri.
Federica Thiene, a questo proposito, elenca alcuni fattori che considera fondamentali per la riuscita del gruppo: la multidisciplinarietà (coinvolgere discipline e saperi diversi); la multigenerazionalitá (rivolgersi a tutte le fasce d’etá, dai giovani agli anziani); la diversità di genere (avere presenze femminili e maschili). La forza del gruppo, in sostanza, nasce dalle diversità fra le persone.
Questi sono i semi che sono stati gettati su un nuovo terreno comune. Aspettiamo che crescano i primi frutti.

Il Metodo
Le Banche del Tempo rappresentano una particolare tipologia nella categoria dei sistemi locali di scambio, presenti in varie forme in diverse aree, accomunati dal tentativo d’integrare la dimensione economica con quella relazionale e sociale. Sono associazioni in cui si organizzano scambi di prestazioni e servizi – secondo possibilità e interessi personali – valutati in base al tempo. I principi di base sono quelli di reciprocità e di pari dignità delle attività scambiate. Lo scopo è quello di coinvolgere i cittadini di ogni età e provenienza in forme di scambio e aiuto, valorizzando i bisogni e le risorse di ognuno, instaurando un sistema di rapporti e relazioni sociali.
L’Associazione Nazionale Banche del Tempo, nata nel 2007, con sede a Roma, per coordinare e unire le iniziative delle Banche del Tempo distribuite nel territorio nazionale.

A red thread connects the people who decided to participate in the Bank Time project in Montevarchi. Every person expresses the time that he/she wants to donate and the time that he/she wants to receive. This sort of exchange represent a deep necessity: to fill a personal lack of relations. 
This first encounter, held by Maria Luisa Pietrucci (Bank of Time National Association) and Federica Thiene (artway of thinking), generates a progressive awareness of what the Bank of Time can represent for the citizens. Not only new solutions for individual and collective problems, but also new forms of young enterpreunership.





24th May 2010 / 24 Maggio 2010

No more speeches, only outcome…no more words, only practice

“Which characteristics should a process of change have, in order to achieve common good?”

The goal of today is answering this question, considering differing factors (values, approaches, tools, results) and the role that the material and the immaterial good play.  The outcome, emerging from the discussion of the two groups from today,  propose new ways of thinking about methods for getting into transformation.

Common good as a tendency and cohexistence between material and inmaterial good are the premises proposed by one group, which considers the following values necessary  for reaching common good: generosity, sovereignity, understanding, responsibility, accountability and sustainability. The approaches proposed are the integral, the communicative, the ecological as well as the access to the tools involved (that means access to knowledge). The tools required are self reflection, new means of organisation to generate consensus, new ways of conceiving leadership (what the group calls “accountable leadership”). The results expected by this method are basically two: to keep generating better values and to redefine the common good as a system of self production and self representation.

The other group answers to the main question, restarting from new questions :

WHAT is good for me and us? HOW can we reach that?  SO WHAT?

Considering us as one is the answer to the first question.

The answer to the second question is actualising (rather than planning), through a clear vision and an open process, i.e. co-working to develop goals and aims during the process, reinforced by communication, demonstration, continuous discussion, reflexion and evaluation.

Revolution is the result, which can be achieved, using different tools: strong power relationship, balance between the small and big scale, critical density and networking.

Consequently, sharing becomes a practice, rather than a discussion: all of the participants are involved in collective sessions , where the contact among the group is created by close and intimate moments of expression of mutual empathy. Afterwards, Christina Medina and Michael Wagner invite people to take off their shoes and get inmerged  in an action that splits from collective dance to meditation.

18:00 Woking with the Cook: Erick Vedel and the Cuisine Provencale worked with some of the participants to create our final night feast of lamb, fish, and vegetables, all accompanied with wine and wonderful company.


17:00 A collective relaxation session which included action of interdependence, where the participants stood in a circle one after each other, then they bent in a way where each was the chair for the one in front of them. Then the participants thanked the Coordination Unit by working on their bodies to relax them as a form of giving thanks.

16:20 Maria Rosa Jijon of Cetoj-Flaco then was our director for a participatory video of US. Each one of us had their moment in the sun with her/his word for the workshop. It was interesting listening to the words chosen; as diverse as the group.

15:00 Participant Mapping.
This workshop was an action involving all the workshop’s participants: the presenters, the editorial unit, as well as the coordination unit. The aim was to connect, illustrate, draw, and communicate to each other the points where we found empathy, competencies, and common vision between us. This session was extremely emotional: facing each other with what we appreciate in one another, what we would like to learn from the other’s experiences, and attempting to look into the eyes of individuals whom we may never see again.

Friends that we have just made, crushes we have developed, potential loves unfulfilled. All the pleasures and difficulties of meeting new persons.

14:00 Stefano Collizzolli of Zalab conducted a Participatory Video workshop, where he worked with the participants on using Zalab’s methodologies. He demonstrated the steps of this methodology, which starts with going to the location, talk to the community, give them access to video cameras, and teach them basics so as they can make their own movies.

The larger group divided into two smaller groups to discuss various topics through the main-frame: Processes of Change Towards a Common Good.

–       Main Question: Which characteristics should a process of change have in order to achieve a common good?

Points to considers:

–  Material and Immaterial

–  Values, Approaches, Tools, and Results

Although the participants have been working hard for the past few days and have been active, they were continuously involved, engaged, and excited to discuss.

Both groups spent much of the time discussing the idea of the common good: how is a common good achieved, should there be consensus in agreeing what a common good is, how does a group arrive to a common good, and identifying the process of achieving the common good (1. Participating in a conversation: theoretical and practical in order to come to an understanding of where a common good and values are shared, 2. Evaluate the process, 3. Reflect on the process).

It is interesting to listen to the conversations; much is talked about and interesting thoughts are shared aloud. Hopefully the participants would continue these thoughts in the future.

The group is inputting data onto the note/work-maps of Day 3 and Day 4. They are increasing the amount of relationships between the concepts discussed, creating new ones, and commenting on the words used and changing them depending on their perception; Design becomes Sign, and answering questions on such issues as evaluation: what it is, who needs to do it, how useful is it, etc.

This step is essential as it completes the mapping from an individual perspective of the map-maker into the collective’s.

This morning we already seem to have become smaller in number and the workshop is not done yet!

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