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d. Tour novembre: spazi

Il secondo Cult Tour farà tappa a:

Reggio Emilia

Visita presso il Centro Loris Malaguzzi e il centro ri riuso creativo ReMida

Bologna

Incontro con gli organizzatori del Premio arte partecipativa e visita all’innovativa Biblioteca Salaborsa

Correggio

Visita presso il complesso residenziale Coriandoline nato da un processo partecipativo che ha coinvolto i bambini

REGGIO CHILDREN – CENTRO INTERNAZIONALE LORIS MALAGUZZI

Loris malaguzzi

Loris Malaguzzi è stato un importante pedagogista nato a Correggio. La sua ricerca ha avuto come capisaldi: l’attenzione primaria al bambino e non alla materia da insegnare; la trasversalità culturale e non il sapere diviso in modo settoriale; il progetto e non la programmazione; il processo e non il solo prodotto finale; l’osservazione e la documentazione dei processi individuali e di gruppo; il confronto e la discussione come alcune delle strategie vincenti della formazione; l’autoformazione degli insegnanti.

Il centro

Reggio Children s.r.l. – Centro Internazionale per la difesa e la promozione dei diritti e delle potenzialità dei bambini e delle bambine – è una società a capitale misto pubblico-privato, nata nel 1994, su iniziativa di Loris Malaguzzi e sollecitazione di un comitato di cittadini, per gestire gli scambi pedagogici e culturali, già da tempo avviati tra le istituzioni per l’infanzia del Comune di Reggio Emilia e numerosi insegnanti, ricercatori e studiosi di tutto il mondo.

La società ispira le proprie ragioni e finalità ai contenuti e ai valori propri dell’esperienza educativa delle Scuole e dei Nidi d’infanzia del Comune di Reggio Emilia e opera per sperimentare, promuovere e diffondere nel mondo educazione di qualità. Il riconoscimento internazionale a questa esperienza e la collaborazione con molti Paesi hanno generato un Network Internazionale di rilievo, che oggi conta 32 Paesi. Il sistema comprende la nuova Fondazione Reggio Children – Centro Loris Malaguzzi, focalizzata su ricerca, conoscenza e sviluppo per un’educazione di qualità per tutti, Reggio Children s.r.l. e l’Istituzione Scuole e Nidi d’infanzia del Comune di Reggio Emilia. Reggio Children ha la propria sede al Centro Internazionale Loris Malaguzzi. Inaugurato nel 2006 e completato nel 2011, il Centro è promosso da Comune di Reggio Emilia, Scuole e Nidi d’infanzia Istituzione del Comune di Reggio Emilia, Reggio Children e Associazione Internazionale Amici di Reggio Children, ora confluita nella nuova Fondazione. Reggio Children con Scuole e Nidi d’Infanzia del Comune di Reggio Emilia propone percorsi formativi di breve, medio e lungo termine su diversi temi e argomenti. La ricerca è un concetto fondante attraverso una strategia progettuale tesa a generare nuove idee, pensieri, progetti con un forte legame con la contemporaneità. In tale spirito collabora alla progettazione di linee arredo e ambienti per l’infanzia, di accessori per la casa e per gli ambienti e i contesti che i bambini abitano, in famiglia, nella comunità, nella città. Reggio Children intreccia la progettazione di mostre e atelier con una propria produzione editoriale.

Atelier

L’Atelier (…) ha prodotto un’irruzione eversiva, una complicazione e una strumentazione in più, capaci di fornire ricchezze di possibilità combinatorie e creative tra i linguaggi e le intelligenze non verbali dei bambini, difendendoci non solo dalle logorree (…) ma da quella pseudocultura della testa-container che (…) è il modello che dà al tempo stesso la maggiore impressione di progresso culturale e la maggior depressione dal punto di vista dell’aumento effettivo della conoscenza”.

Loris Malaguzzi

 Dalla fine degli anni ‘60 nelle scuole dell’infanzia del Comune di Reggio Emilia è stato inserito lo spazio dell’atelier e la figura dell’atelierista, un “insegnante” con competenze di natura artistica. In questo modo i linguaggi espressivi e poetici sono diventati parte del processo attraverso il quale si struttura la conoscenza stessa. L’Atelier diviene quindi il luogo della ricerca, dell’invenzione, dell”empatia, che si esprime attraverso “100 linguaggi” e che espandendosi oltre l’età dell’infanzia comprende anche l’età adulta, fino all’anzianità. Gli atelier sono costruiti in partnership con altre competenze (architetti, pedagogisti, fisici, ingegneri, biologi, danzatori, musicisti, medici…).

www.reggiochildren.it

REMIDA

ReMida nasce nel 1996, ed è un progetto culturale portatore di un messaggio ecologico, etico, estetico, educativo ed economico e si fa promotore della cultura del riuso creativo dei materiali di recupero. Nel Centro si raccolgono, si espongono e si offrono gratuitamente – per progetti culturali e didattici – prodotti imperfetti, materiali alternativi e di recupero, ricavati dagli scarti della produzione industriale, per reinventarne l’uso e il significato. Previo tesseramento è possibile ritirare i materiali raccolti nel centro.

ReMida è progetto dell’Istituzione Scuole e Nidi d’Infanzia del Comune di Reggio Emilia e di Iren Emilia. La sua gestione, regolata dal 2007 da un contratto di servizio stipulato tra Iren Emilia e Istituzione Scuole e Nidi d’Infanzia in qualità di promotori, è affidata all’Associazione Internazionale Amici di Reggio Children, che si avvale del contributo di numerosi volontari.

ReMida invita a indagare e sperimentare la materia di scarto per darle nuova vita, nuovo valore, nuove letture: contrappone alla cultura usa e getta la cultura dell’usa e riusa. Il Centro propone e promuove l’idea un “world in progress”, un mondo in cambiamento centrato sul dialogo tra cultura della sostenibilità e creatività.

Il concetto di sostenibilità per il centro ReMida rappresenta contemporaneamente un’idea, un modo di produrre, un’opportunità da cogliere per ripensare, rivedere e progettare le azioni che danno forma al futuro. Tutte le iniziative che vengono svolte cercano di focalizzare questo impegno sia a livello teorico che con azioni concrete e eventi. Il filo conduttore è la cura della qualità dei progetti e delle attività, il rispetto dell’ambiente, il riciclaggio creativo ed ecologico, e la riduzione dello scarto.

Il progetto Madeamano

Un laboratorio di lavoro a maglia con scarti tessili e fili riciclati per realizzare un’installazione tricolore dedicata ai 150 anni dell’Unità d’Italia. Il progetto, nato dal corso Attaccar Bottone previsto all’interno del programma dei Cantieri Infanzia Città e rivolto a genitori dei bambini dei nidi e delle scuole dell’infanzia, è poi proseguito in diversi luoghi della città durante il ReMida Day, e fino alla fine del 2010. Madeamano è un’iniziativa che ha coinvolto soggetti e luoghi molto diversi tra loro: i corner per il lavoro a maglia sono state allestite in diverse zone della città. Tutto il progetto Madeamano è stato realizzato grazie alla collaborazione di numerose volontarie che si sono occupate delle fasi preparatorie del lavoro e si sono poste come tutor ai partecipanti ai laboratori, mettendo a disposizione le proprie competenze e abilità. La sostenibilità ha rappresentato il tema principale di altri progetti quali i corsi di formazione “tra oggetto trovato e soggetti creati” e del ReMida Day 2010 che ha puntato su presentazioni di libri “amici dell’ambiente”, sulla ristorazione biologica e a base di prodotti a km 0, sull’importanza e sulla qualità dell’acqua del rubinetto.

I numeri di ReMida:

15 anni di attività a Reggio Emilia.

170 aziende della provincia di Reggio Emilia che forniscono i loro materiali di scarto.

170 tonnellate di materiali recuperati e messi a disposizione gratuitamente per progetti educativi/culturali di scuole, centri sociali e associazioni.

12 ReMida Day (giornata di sensibilizzazione ai temi trattati da ReMida) con duecentomila partecipanti.

I Centri ReMida in Italia sono a Reggio Emilia, Napoli, Torino, Anzola Emilia (BO), Genova, Udine, Biella, Milano (all’interno del MUBA, Museo dei Bambini) e Borgo San Lorenzo (FI); all’estero sono a Randers, Roskilde, Jelling, Egtved e Hirtshals in Danimarca; Perth in Australia; Trondheim in Norvegia; Södertälje in Svezia; Amburgo in Germania. Nell’anno scolastico 2010-2011 è inoltre prevista una apertura a Portland (Oregon – USA) e una in Croazia.

sito ReMida

PREMIO ARTE PARTECIPATIVA

Il Premio Internazionale di Arte Partecipativa nasce nel 2010 e promuove e sostiene gli artisti che operano attraverso il coinvolgimento del pubblico nel processo di produzione dell’opera d’arte. Lo scopo è quello di fare emergere gli artisti migliori che sono alla ricerca di nuovi metodi per creare consapevolezza rispetto ai problemi comuni, nella capacità di creare un senso di comunità e di attirare l’attenzione su questioni di responsabilità e di libertà d’azione e che sappiano dare alla loro iniziativa una forma estetica eccellente. Oltre a ricevere un premio in denaro e riconoscimenti a livello internazionale, i vincitori hanno la possibilità di contribuire alla ricerca sulle pratiche di partecipazione nella comunità che sta finanziando il premio, la Regione Emilia Romagna.

La prima selezione degli artisti è stabilita da una commissione di 17 esperti d’arte internazionali e professionisti del mondo dell’arte contemporanea. Una giuria seleziona i tre finalisti, i quali sono invitati a trascorrere due settimane di residenza in una delle città della Regione Emilia Romagna, al fine di conoscere le comunità locali e il loro stile di vita e, di conseguenza, sviluppare un progetto specifico a partire dal territorio. Promosso dall’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna in collaborazione con LaRete Art Projects (associazione culturale con sede a Modena che ha tra i soci fondatori Julia Draganovic e Claudia Löffelholz) e goodwill (srl di progettazione culturale, che cura anche la comunicazione degli eventi correlati), il Premio è un’iniziativa biennale a cura di Julia Draganovic con la collaborazione di Claudia Löffelholz.

 La giuria del premio è composta da: Luigi Benedetti, Direttore generale dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia Romagna; Julia Draganovic, nata in Germania, è curatrice e critica d’arte contemporanea; Rudolf Frieling, curatore di Media Arts al San Francisco Museum of Modern Art e professore incaricato presso il California College of Art e il San Francisco Art Institute; Alfredo Jaar, artista, architetto e film maker che vive e lavora a New York; Bert Theis, artista e curatore, nato in Lussemburgo nel 1952, con base a Milano dal 1992. Ha co-fondato out-Office for Urban Transformation e Isola Art Center a Milano, due progetti collettivi a lungo termine.

Il termine partecipazione indica un concetto complesso, perché definisce la relazione tra singoli individui e gruppi, e mette in discussione le strutture di potere e la reciproca responsabilità sociale. Nel mondo dell’arte queste tematiche sollevano domande a proposito dei ruoli, della distribuzione del potere e delle conoscenze tra esperti e appassionati, nonché in merito a strategie innovative per auto-migliorarsi. Ovviamente, queste esperienze descrivono dei processi che stiamo affrontando nella società, come, ad esempio, l’esigenza di sviluppare nuove forme di scambio per sopperire al fatto che la conoscenza tende ad essere sempre più frammentata, chiusa in compartimenti stagni. Il Premio Internazionale di Arte Partecipativa offre un promettente campo di sperimentazione per questioni di interesse comune.

Julia Draganovic

L’artista vincitore dell’ultimo premio è Pablo Helguera nato a Città del Messico nel 1971 e vive a New York. Il progetto da lui ideato per Bologna è Aelia Media: un laboratorio di giornalismo culturale, operante su più mezzi di comunicazione, alla ricerca della ricchezza della produzione culturale di Bologna. I programmi prodotti sono presentati e diffusi da un apposito chiosco, la cui base è in Piazza Puntoni a Bologna. Il chiosco vuole fornire visibilità al progetto nella città. Le finalità del progetto sono: fornire uno spazio fisico, itinerante e virtuale in cui dialogare di cultura, discutere e analizzare argomenti socio-politici; accrescere la visibilità delle arti contemporanee a Bologna; assistere curatori, artisti, performer e altri artisti sperimentali nell’esposizione delle loro opere; offrire l’opportunità ad artisti emergenti, produttori artistici e neofiti di sottoporre le loro idee al giudizio di un pubblico più vasto; fornire capacità concrete nella produzione di media ai soggetti che desiderano esporre i loro lavori; sviluppare programmi rivolti ad attivare un dialogo tra la comunità artistica e gli attivisti sociali e consolidarsi quale archivio attestante la vita culturale della città; offrire alla comunità locale la possibilità di perseguire questo progetto quale iniziativa sostenibile; presentare il proprio processo creativo con assoluta trasparenza, ottenendo la fiducia e il sostegno dei cittadini bolognesi, sollecitando al contempo a riflettere e a reagire attraverso programmi provocatori. Il progetto si propone di “creare un ambiente partecipativo a più livelli in modo da permettere alle persone di partecipare in svariati modi e misure, a seconda dei lori singoli interessi e della loro disponibilità di tempo”.

www.artepartecipativa.it

BIBLIOTECA SALABORSA

Biblioteca Salaborsa fa parte dell’Istituzione Biblioteche del Comune di Bologna. E’ una biblioteca multimediale di informazione generale che intende documentare la cultura contemporanea attraverso tutti i documenti disponibili: libri, giornali, riviste, mappe, video, cd audio, cd-rom, dvd. È dotata di una infrastruttura ad alto contenuto tecnologico che consente di offrire al pubblico un ampio accesso a nuovi servizi informativi e di telecomunicazione come Internet, cd-rom.
Nell’intento di non duplicare caratteri, finalità e funzioni di altre istituzioni documentarie esistenti in città, la Biblioteca Salaborsa connota la sua missione e la sua funzione individuandone e definendone, sotto diversi aspetti, i fattori portanti: la contemporaneità, l’intercultura, la multimedialità.

 Missione

Salaborsa assicura ai suoi utenti: la consultazione dei materiali posseduti; il prestito di documenti cartacei e multimediali; l’accesso alle reti; l’utilizzo di postazioni informatiche multimediali; la disponibilità di pacchetti educativi per l’apprendimento a distanza; l’occasione di relazioni interpersonali e partecipazione ad eventi culturali; la conoscenza e confronto fra culture e lingue diverse; l’accesso ad altri servizi informativi non bibliotecari; la fornitura e distribuzione di documenti elettronici. In particolare la Biblioteca Salaborsa, attraverso le sue raccolte, intende: mettere a disposizione della comunità bolognese un centro attivo di informazione, comunicazione e promozione riguardante tutti gli aspetti della cultura contemporanea e del dibattito sull’attualità politica, sociale, economica; favorire l’alfabetizzazione, la conoscenza, l’uso delle risorse elettroniche e l’accesso alle nuove tecnologie dell’informazione a fini formativi e di ricerca; documentare, in particolare attraverso la raccolta locale, la società bolognese contemporanea e l’area metropolitana in tutti i suoi aspetti; alimentare con il catalogo delle sue collezioni, completamente in linea, il polo bolognese del Servizio Bibliotecario Nazionale in collaborazione con Università, Provincia e Comuni per una visibilità anche su Internet di tutto il patrimonio documentario delle istituzioni. Salaborsa partecipa ai programmi di formazione continua, proponendosi di: incoraggiare l’acquisizione di nuove conoscenze; lottare contro l’esclusione; promuovere la conoscenza delle lingue comunitarie; porre su un piano di parità investimenti materiali e informazione.

 Identità visiva

Il simbolo della Biblioteca è un fiore/foglia di Ginko Biloba. modellato sull’architettura della Sala Borsa come simbolo di disponibilità, leggerezza, offerta, distribuzione del sapere. L’identità è stata pensata e disegnata da Giuseppe Chia (Chialab).

 Progetti realizzati nel 2010

Nel 2010 è proseguito il servizio di prestito interbibliotecario per i detenuti della Casa Circondariale di Bologna. I libri prestati sono stati 908. Nel 2010 il Comune di Bologna e l’ASP Poveri Vergognosi hanno avviato il progetto Spazio aperto: un nuovo accesso all’integrazione a favore di adulti in condizione di disagio che frequentano Salaborsa. Liberi di leggere ha promosso la lettura fra i giovani detenuti dell’Istituto Penale Minorile di Bologna. Il progetto Xanadu – Comunità per lettori ostinati ha promosso la lettura fra gli studenti delle scuole superiori di tutta Italia. Nel 2010 hanno partecipato 45 scuole (12 di Bologna e provincia) e 21 biblioteche. In Salaborsa si sono tenuti 22 incontri con 8 classi. Il progetto Nati per leggere è rivolto ai bambini da 0 a 3 anni e ai loro genitori. Nello scorso anno 34 pediatri hanno distribuito circa 500 kit ai bambini, con libri e materiale informativo. Salaborsa Ragazzi coordina le attività del progetto, partecipa ai corsi di aggiornamento per insegnanti, promuove gruppi di Lettori Volontari e pubblica la bibliografia Nati per Leggere. OfficinAdolescenti è un progetto rivolto agli adolescenti per valorizzare e dare spazio al protagonismo e all’espressione giovanile. Il progetto è curato da un’equipe educativa dell’ASP IRIDeS in collaborazione con i bibliotecari. Nel 2010 OfficinAdolescenti ha attivato 7 laboratori; 100 ragazzi (età media 17 anni, 62,8% maschi e 37, 2% femmine) sono stati coinvolti in laboratori, proiezioni di film e workshop.

 Struttura

La struttura della biblioteca può fornire 444 posti a sedere, disponibili per la lettura di libri, quotidiani e riviste. 41 per il catalogo online, 4 per le banche dati e i periodici, 32 per la navigazione internet, 8 per la consultazione di siti selezionati, 8 per la visione di film, 3 per videogiochi.

I numeri del 2010

1.310.972 persone fisiche hanno visitato Salaborsa; le visite al sito web della biblioteca sono state 567.518. 653.732 prestiti effettuati da 41.321 utenti di Biblioteca Salaborsa: 324.968 libri, cdrom, audiolibri; 192.868 video, 135.398 cd musicali, 149 periodici. 132.727 prestiti effettuati da 11.492 utenti di Biblioteca Salaborsa Ragazzi: 75.565 libri, cdrom, audiolibri; 51.588 video, 4.160 cd musicali, 1.414 periodici. 2.565 sessioni video dalle postazioni della biblioteca. 63.219 sessioni internet dalle postazioni fisse disponibili per gli utenti adulti; in Salaborsa è attivo anche il servizio wi-fi Iperbole del Comune di Bologna. Oltre 2.014 consultazioni, tra cui The National Geographic, gli archivi dei quotidiani La Repubblica, Il Sole 24 Ore, Il Corriere della Sera, Ulissenet.it – la banca dati dedicata alle riviste di viaggi, Le Scienze, la banca dati sulle aziende Kompass e la raccolta giuridica De Jure. 110.900 transazioni informative ai banchi informazione, 376 richieste al servizio cooperativo di informazioni online Chiedilo al bibliotecario; 7.019 telefonate e 452 email di informazioni generiche. 28 eventi (festival, mostre, installazioni) organizzati in Piazza Coperta, 85 incontri ospitati all’Auditorium Enzo Biagi. Biblioteca Salaborsa Ragazzi ha organizzato 5 mostre, 71 incontri con le scuole e 265 incontri ad utenza libera nell’ambito di 25 iniziative dedicate a bambini e ragazzi.

Le voci del budget pubblicato per l’anno 2010: beni e documenti (Beni di consumo € 71.400, Periodici € 41.000, Documenti € 150.700); servizi (Spese generali € 21.700, Servizi ausiliari € 1.234.800, Comunicazione e attività promozionali € 34.300, Consultazione € 7.000, Catalogazione € 52.000, Biblioteca Ragazzi € 68.200, Sistema Informativo € 124.940, Vigilanza € 137.250); attività varie (Quota associativa International Board on Books for Young People € 1.000,00) per un totale di € 1.944.290.

www.bibliotecasalaborsa.it

CORIANDOLINE

Il Quartiere Coriandoline, realizzato dalla cooperativa di abitanti Andria attraverso un percorso durato oltre 10 anni che ha visto bambini e bambine lavorare con educatori, tecnici, artigiani, studiosi e artisti. L’innovativo quartiere è il frutto di un intenso processo di ricerca sviluppato con i 700 bambini delle scuole materne di Correggio e Rio Saliceto, due comuni in provincia di Reggio Emilia, culminato con la costruzione di un intero quartiere a misura di bambino. Il lavoro è partito nel 1995 dalla convinzione che le abitazioni così come vengono costruite oggi non rispondono efficacemente alle esigenze abitative delle famiglie e non tengono in nessuna considerazione le esigenze dei più piccoli. Nel 1999 dopo quattro anni di riflessioni, ricerca, laboratori e mostre, è stato pubblicato il Manifesto delle esigenze abitative dei bambini, in cui hanno trovato spazio le loro indicazioni: emozioni, idee e stati d’animo, non classificabili attraverso normative tecniche. Ne è scaturito un decalogo – all’insegna di un modo di abitare nuovo – con le caratteristiche che i bambini richiedevano a una casa: trasparente, dura fuori, tranquilla, giocosa, morbida dentro, decorata, intima, grande, bambina, magica. Insieme alla cooperativa Andria hanno lavorato bambini, maestre e pedagogiste, architetti, paesaggisti, ingegneri, artigiani, scrittori, musicisti, università e l’artista Emanuele Luzzati. Nel 2001 è stato presentato il progetto di massima, che ha vinto il prestigioso premio Peggy Guggenheim. Nel 2002 si è giunti alla presentazione del progetto urbanistico e alla rielaborazione di quello architettonico e l’anno seguente sono iniziati i lavori di costruzione, che hanno consentito nel 2006 alle famiglie di abitare le nuove case. Nel 2007 sono state ultimate le opere di semina, piantumazione e di sistemazione esterna e nel 2008, a settembre, l’inaugurazione ufficiale del quartiere.

Brani tratti dal testo finale che descrive il progetto

Quelle che abbiamo costruito non sono case per bambini. Non sono giocattoli, non sono ludoteche. Sono case per famiglie dove i bambini possono vivere meglio e dove i bambini vivono meglio, perché trovano risposte alle loro esigenze, vivono meglio anche i genitori, che sono bambini-adulti che hanno perso la speranza di inseguire i desideri, che hanno dimenticato l’esperienza di essere bambini e che faticano a rimettersi in gioco, adulti a volte prigionieri della loro adultità. Abbiamo usato la dimensione bambina come misuratore di qualità. Queste sono case vere nelle quali le famiglie hanno costruito progetti di vita e hanno investito le loro risorse economiche. Cosa ha fatto sì che si possa parlare di metodo? Quali gli elementi che hanno fatto di questo lungo percorso un possibile metodo?

ATTIVARE PROCESSI PARTECIPATIVI

La partecipazione intesa nel modo più corretto è un percorso organizzato nel quale ogni soggetto interviene per le proprie competenze in modo autorevole e riconosciuto. Questo significa che ai bambini è stato richiesto di essere bambini e non adulti e architetti. A loro è stato chiesto quali erano le loro idee e le loro esigenze (aspettative) e noi le abbiamo ascoltate, discusse e accettate conferendogli valore e interesse. Non abbiamo chiesto di progettare le soluzioni e non gli abbiamo dato la matita per fare gli architetti. La grande rivoluzione che può avvenire nei prossimi anni sarà prodotta dalla partecipazione delle persone e dalla capacità di ascolto dei progettisti. Alcuni soggetti deboli, proprio perché reduci da un lungo silenzio, sono una miniera inesplorata di idee.

www.coriandoline.it


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